Gioco a scacchi con il cancro

ll giovedì dei GiovedìScienza

27 settembre 2018




Nel 1889 Stephen Paget formulò la teoria del seme e del suolo. Agronomo? Coltivatore? Naturalista? Niente di tutto ciò. Chirurgo. E con questa teoria spiegò le metastasi. Egli paragonò la cellula tumorale metastatica a un seme che riusciva a crescere soltanto in alcuni terreni, cioè particolari microambienti favorevoli, negli organi, alla crescita tumorale. Paget così trovava ragione della comparsa di metastasi in sedi specifiche dell’organismo, e della loro somiglianza col tumore primario. Non si tratta di coincidenze, dunque: il tumore secondario, simile nella natura a quello primario, cresce soltanto dove si trova bene. Da fine ‘800 di strada in ambito oncologico ne è stata fatta molta, eccome. Recente scoperta di impiego fortunato, l’analisi della presenza di cellule tumorali circolanti (sì, proprio quelle della teoria di Paget) quale indicatore di intervento chirurgico avvenuto in modo radicale. Se alcune cellule tumorali restano in circolo, infatti, la probabilità che compaiano metastasi a distanza di tempo è elevata. Per inquadrare un tumore oggi, infatti, è normale routine la diagnosi mediante tecniche radiologiche e mediante la ricerca di specifici segnali nel sangue, chiamati markers oncologici. Entrambe le tecniche di diagnosi, però, hanno dei limiti: un’ecografia permette l’analisi delle dimensioni della massa tumorale ma non consente, ad esempio, la tipizzazione di un tumore dal punto di vista biologico, registrandone variazioni di dimensioni nel tempo soltanto se apprezzabili, e definendo, per altro, risultati soltanto parziali in termini di risposte al trattamento farmacologico. I markers oncologici, invece, possono mutare anche in assenza di un tumore, oscillando in base a fenomeni, ad esempio, di tipo infiammatorio. La ricerca e successiva tipizzazione delle cellule tumorali circolanti può fare la differenza. Il conteggio delle cellule rimaste in circolo dopo l’asportazione di un tumore, da un lato consente di prevedere molto più precocemente la formazione di metastasi, permettendo così di impostare subito terapie con fine adiuvante, dall’altro rende possibile, attraverso la tipizzazione biologica di tali cellule, un trattamento decisamente più mirato, ritagliato, cioè, ad hoc, su ciascun individuo affetto da neoplasia.


Di progressi in oncologia si parlerà nell’edizione 2018-2019 delle conferenze di GiovedìScienza. L’appuntamento, gratuito, è come sempre al teatro Colosseo.


Alberto Bardelli: Cancro perché? Dai geni alle nuove terapie

Da GiovedìScienza 31ª Edizione

21 febbraio 2017



Scheda della conferenza: http://www.giovediscienza.it/old/modules/conferenze/article.php?storyid=153
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