Tenerezze e crudeltà nelle famiglie degli animali

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Tenerezze e crudeltà nelle famiglie degli animali

Giovedì 22 Novembre 17.45 - Teatro Colosseo

I figli rappresentano la continuità delle specie. Sono l’investimento genetico dei genitori, un bene prezioso che va tutelato e protetto, soprattutto nell’infanzia, la fase più delicata della vita, quella a maggior rischio, nella quale uova e piccoli sono esposti agli appetiti di una folla di predatori. Quando una madre depone milioni di uova, come fa l’ostrica americana, la salvezza della specie è riposta nel numero: anche senza cure parentali è certo che alcuni discendenti riusciranno a sopravvivere. Negli altri casi, invece, ecco insorgere quello che noi chiamiamo “amor materno” o “amor paterno”: il polpo femmina che digiuna un mese murandosi vicino alla prole in una cavità della roccia sommersa, la rana nasuta maschio che rinuncia a gracidare per tutto il tempo in cui alleva i piccoli nei sacchi vocali smisuratamente dilatati. D’altro canto poi assistiamo a comportamenti contradditori, come quello del pesce combattente che dopo essersi prodigato per l’allevamento dei figli se li mangia allegramente. Storie teneri e crudeli, spassose o commoventi, sempre affascinanti, che Isabella Lattes Coifmann ci racconta con rigore scientifico e con la solita “verve” da brillante divulgatrice. La morale della favola è una sola: ciò che conta in natura non è la sopravvivenza dell’individuo, ma la sopravvivenza delle specie. L’etica è dunque una nostra creazione, non applicabile ad altre specie.