UNA NUOVA VITA

Il 3 dicembre del 1967 al Groote Schuur Hospital di Città del Capo un giovane chirurgo, Christian Barnard, trapiantava il cuore di una donna morta in un incidente d’auto su Louis Washkansky, un ex sportivo di 54 anni malato di diabete e con una gravissima patologia cardiaca. L’intervento durò 9 ore. La sopravvivenza fu di 18 giorni. Un mese dopo Barnard tentò un altro trapianto sul dentista Philip Blaiberg, che sopravviverà per 19 mesi. Da allora i trapianti cardiaci si sono moltiplicati e oggi migliaia di persone vivono con un cuore nuovo. Decisivi sono stati i farmaci antirigetto, in particolare la ciclosporina. Ma progressi importanti si sono avuti su più fronti, dalla tecnica chirurgica, con i trapianti cuore-polmone e la tecnica mini-invasiva, alle procedure transcatetere, fino alla tecnologia del cuore artificiale. Le sfide future? Organi rigenerati e lo xenotrapianto. Faremo il punto sullo stato dell’arte in cardiochirurgia e sui prossimi traguardi.


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Mauro Rinaldi

Azienda Ospedaliera Città della Salute di Torino, Università di Torino

Mauro Rinaldi

Allievo del professor Viganò all’Università di Pavia, Mauro Rinaldi ha partecipato al primo trapianto di cuore in Italia. Ha poi ampliato la sua formazione all’estero, in particolare alla Mayo Clinic di Rochester, e nel corso della carriera ha dato grandi contributi allo sviluppo della cardiochirurgia. Tra i suoi interessi di ricerca, il cuore artificiale come supporto a persone in attesa di trapianto, soluzione che ha applicato per la prima volta in Italia e poi in una cinquantina di casi. Ha eseguito 165 trapianti di cuore, circa 80 sostituzioni polmonari e 3 trapianti cuore-polmone. Di rilievo è stata la messa a punto di una procedura per la “rigenerazione“ del polmone per aumentare la disponibilità di organi idonei al trapianto.