I simboli e la mente

I simboli ci circondano, ci fanno sognare, animano le nostre aspirazioni e ci permettono d’interpretare la realtà. Tutte le popolazioni che conosciamo sono sottomesse al diktat dei simboli: è sempre stato cosi? A quanto risalgono le più antiche tracce archeologiche del pensiero simbolico, in che cosa consistono, e che cosa ci dicono sui meccanismi che hanno spinto i primi produttori di simboli a prendere la strada ricca ma difficile e costosa, che ci ha portati alla complessità simbolica delle società attuali? La capacità di produrre simboli é la conseguenza diretta dell'origine della nostra specie in Africa o il risultato di un processo più lungo, che ha visto come attori altri membri, estinti, del nostro genere? Anche se recenti scoperte ci spingono a pensare che le più antiche società con culture simboliche simili alle attuali si siano sviluppate in Africa almeno 80 000 anni fa, antecedenti in Africa e Eurasia e manifestazioni simili a quelle africane, ma identificate in popolazioni anatomicamente non moderne in Eurasia, dimostrano la non linearità del processo che ci ha resi simbolici.


In collaborazione con 
l'Ambasciata di Francia in Italia

Di seguito trovate i riferimenti bibliografici professionali di testi e pubblicazioni in inglese che sono stati tolti dall’articolo distribuito in sala e scaricabile all'inizio di questa pagina:

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Francesco d'Errico

Direttore di ricerca del Centre National de la Recherche Scientifique, Università di Bordeaux

Francesco d'Errico

Francesco d'Errico è direttore di ricerca presso il Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) a Bordeaux e professore al Centre for Early Sapiens Behaviour dell’Università di Bergen. Il suo nome è legato alla scoperta dei più antichi strumenti in osso, ornamenti e incisioni astratte in Africa e Asia, che ha rimesso in questione l’ipotesi di un’origine europea delle culture moderne. Autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche, è responsabile di progetti internazionali. Ha ricevuto nel 2014 la medaglia d'argento del CNRS e il premio Frassetto per l'antropologia dell'Accademia Nazionale dei Lincei. È tra i ricercatori più citati in scienze sociali negli ultimi quattro anni ed è il ricercatore italiano più citato in scienze umane.